venerdì 25 maggio 2007

FIRMA E INVIA PER FAX ALLO 0244409977


I Circoli della libertà, dopo aver teso bene l'orecchio a quel che pensano oggi davvero i cittadini, hanno deciso di giocare a scottadito. Eh sì, che è proprio giocare a scottadito il voler raccogliere, in tutta Italia e secondo i dispositivi richiesti, le firme necessarie per presentare alle Presidenze delle Camere, come previsto dall'articolo 50 della Costituzione, una petizione popolare che chieda, da un lato, la riduzione dei costi della politica e degli apparati dello Stato e degli enti locali e, dall'altro, la riduzione delle spese di mantenimento della Presidenza della Repubblica, del Senato e della Camera dei Deputati. I Circoli non ce l'hanno con la politica, anzi, proprio perché credono fino in fondo a queste istituzioni democratiche, la vogliono difendere. Ma per difenderla è ormai indispensabile che anche le Istituzioni e la politica si rendano conto che è arrivato il momento di contenere le spese, perché non si vede il motivo per cui le nostre Istituzioni, per strutture, personale, apparati, appannaggi e via dicendo, debbano costare assai di più di quelle di altri paesi europei che, in quanto a democrazia, sono persino più avanti di noi. La nostra quindi non è una un'iniziativa demagogica o populista. Tutto il contrario. Rendere trasparenti questi costi e poi cercare di ridurli vuol dire riaprire il dialogo fra il paese reale e le sue Istituzioni. Perché la nostra Camera dei deputati deve costare il doppio di quella tedesca e quattro volte di più della Camera dei Comuni britannica? E perché una Istituzione come la Presidenza della Repubblica deve costare oggi al contribuente quattro volte di più di Buckingham Palace, che pure rappresenta la democrazia più evoluta d'Europa? E poi è ammissibile - tanto per dirne una, ma di esempi se ne potrebbero fare a centinaia - che alla regione Lazio vi siano oggi otto gruppi parlamentari formati da un solo consigliere, ma con relativo contorno di spese di segreterie, uscieri e auto blu? Ed è ancora ammissibile che i soli partiti costino, in Italia, alla Tesoreria di Stato, 200 milioni di euro l'anno contro gli 80 della Francia, i 133 della Germania, i 155 che si spendono, in Usa, per ogni campagna presidenziale?L'iniziativa dei Circoli non è contro la politica ma PER UNA POLITICA CHE, FACENDO LEVA SULLA TRASPARENZA DEI SUOI CONTI E DELLE SUE ATTIVITÀ e SULLA RIDUZIONE DEI COSTI, si avvicini finalmente al cittadino.

CONSIGLIO COMUNALE

Il Consiglio Comunale è stato convocato, presso la sala Consiliare – Palazzo Duchi d’Acquaviva, in seduta ordinaria, per i giorni:- 30 maggio 2007, ore 15.30 (seconda convocazione 1 giugno 2007, ore 15.30)- 5 giugno 2007, ore 15.30 (seconda convocazione 8 giugno 2007, ore 15.30) per la trattazione degli argomenti iscritti nei seguenti Ordini del Giorno.

ORDINE DEL GIORNO DEL 30 MAGGIO 2007

- Modifica delibera C.C. n. 42/2006 con oggetto “Nomina componenti della 1° e 2° Commissione Consiliare”
- Rettifica ed integrazione Regolamento per la concessione di contributi, sussidi ed ausilii finanziari a cittadini in stato di bisogno, approvato con atto C.C. n. 44 del 28.11.2001;
- Parziale Modifica Regolamento Asilo Nido approvato con Delibera C.C. n. 42 del 28.07.2004;
- Piano di Zona dei servizi sociali – Ambito Silvi – Pineto – Atri. Approvazione.
- Autorizzazione alla vendita della unità immobiliare, di proprietà comunale, ubicata al piano terra del fabbricato denominato “ex scuola elementare Fontanelle”, sita in via Mediana di Fontanelle di Atri, ad uso commerciale (dispensario farmaceutico), distinto in catasto al fg. 17, p.lla 164 sub 4.
- Autorizzazione alla vendita di n. 2 unità immobiliari ad uso residenziale allo stato rustico e n. 2 unità immobiliari finite ad uso garage di pertinenza delle abitazioni citate ubicate nel fabbricato di proprietà comunale denominato ex carcere sito in V.le della Repubblica di Atri.
ORDINE DEL GIORNO DEL 5 GIUGNO 2007

- Approvazione della relazione previsionale e programmatica triennio 2007-2008-2009 del Bilancio di Previsione per l’ Esercizio Finanziario 2007 e del Bilancio Pluriennale 2007-2008-2009.

venerdì 18 maggio 2007

CONVEGNO - NAPOLI 19 MAGGIO 2007


LA NUOVA I.C.I. NEL COMUNE DI ATRI

COMUNE DI ATRI

IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI – I.C.I. - ANNO 2007
VERSAMENTI IN ACCONTO E A SALDO – DICHIARAZIONI DI VARIAZIONE

A norma del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 n. 504 e successive modificazioni ed integrazioni e del vigente Regolamento Comunale per l’applicazione dell’I.C.I. (approvato con atto del Consiglio Comunale n. 14 in data 19/03/2002 e successive modifiche ed integrazioni);
INFORMA

VERSAMENTI D’IMPOSTA PER L’ANNO 2007 E RELATIVE MODALITÀ


L’imposta può essere versata in due rate:
- la prima rata in acconto entro il 16 giugno, pari al 50% dell’imposta dovuta calcolata sulla base dell’aliquota e detrazione vigenti nell’anno precedente.
- la seconda rata entro il 16 dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno determinata con riferimento all’aliquota e detrazione in vigore nell’anno corrente, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata.
- è consentito il versamento in unica soluzione entro il termine di scadenza della prima rata.
- i versamenti devono essere arrotondati come segue (art. 1, comma 166, Legge n. 296/2006):
-- all'Euro per difetto, se la frazione è uguale o inferiore a 49 centesimi
-- all'Euro per eccesso, se la frazione è superiore a 49 centesimi
- incaricata della riscossione dell’imposta è SO.G.E.T. - SOCIETA’ DI GESTIONE ENTRATE E TRIBUTI S.p.A. - Circumvallazione Ragusa, 47 – 64100 Teramo.
- i versamenti devono essere effettuati utilizzando i modelli di c.c.p. con intestazione “SO.G.E.T. SPA RISCOSSIONE ICI” CONTO CORRENTE POSTALE N° 152744 (disponibili presso il Comune e sportelli Soget spa).
- è altresì consentito il versamento dell’imposta mediante modello F24.

L’imposta, che grava sui fabbricati ed aree fabbricabili, è a carico del proprietario o del titolare del diritto di usufrutto, uso o abitazione, del superficiario, dell’enfiteuta, del locatario finanziario, del concessionario nel caso di concessione su aree demaniali. È dovuta per l’anno solare proporzionalmente alla quota di possesso o di diritto. Per gli immobili sui quali sono costituiti diritti di godimento a tempo parziale (multiproprietà) il versamento è effettuato dall’Amministratore del condominio o della comunione. Agli effetti dell’I.C.I. le vigenti rendite catastali urbane sono rivalutate del 5%.

ALIQUOTE E DETRAZIONI ANNO 2007

7,00 per mille
(settepermille)
Aliquota ordinaria unica per tutte le tipologie di immobili
5,00 per mille
(cinquepermille)
Aliquota per unità immobiliare adibita ad abitazione principale
€ 103,30
(euro centotre e trenta centesimi)
Detrazione per abitazione principale

CASI DI APPLICAZIONE DI ALIQUOTE AGEVOLATE
Le aliquote agevolate determinate per l’anno 2007 possono essere applicate solo dai contribuenti che hanno presentato al Comune di Atri istanza-dichiarazione entro il termine previsto dal Regolamento.

DICHIARAZIONE DELLE VARIAZIONI
La dichiarazione deve essere presentata al Comune soltanto se, nell’anno 2006, vi sono state variazioni negli immobili posseduti, sia in ordine alla proprietà, usufrutto, diritto di uso od abitazione, sia in ordine alla consistenza degli immobili stessi.
La dichiarazione deve essere presentata entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione dei redditi dell’anno 2006.
I modelli ministeriali di dichiarazione sono a disposizione dei contribuenti presso l’Ufficio Tributi (tel. 085/8791228).

CONSIGLIO COMUNALE

Il Consiglio Comunale è stato convocato, presso la sala Consiliare – Palazzo Duchi d’Acquaviva, in seduta ordinaria ed in prima convocazione, il giorno 14 maggio 2007, ore 19,00, ed in seconda convocazione il 16 maggio 2007, alle ore 10.00, per la trattazione degli argomenti iscritti nel seguente Ordine del Giorno.
ORDINE DEL GIORNO
1 - Composizione gruppo consiliare “SDI – LA ROSA NEL PUGNO” e designazione Capogruppo – Comunicazione del Segretario Generale ex art. 7 del Regolamento del Consiglio Comunale;

2 - Comunicazione nomina componenti della Giunta Municipale;

3 - Museo Didattico degli strumenti medioevali e rinascimentali. Individuazione, con relativa pianta planimetrica, dei locali da assegnare a fini dell’integrazione della richiesta di riconoscimento giuridico, art. 3 L.R. 44/’92, avanzata alla Regione Abruzzo prot. 1053 del 22.01.2002 (richiesto dalla minoranza);

4 - Proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicazione del servizio idrico”. Adesione. (richiesto dalla minoranza);

martedì 1 maggio 2007

UNO STATO SPENDACCIONE, MA CHI È CHE CI GUADAGNA?


Il dato, certificato anche da Eurostat, dà qualche brivido: nel 2006, la spesa pubblica, in Italia, ha superato il 50% (50,1% per essere esatti) del Pil, prodotto interno lordo, il che, detto in soldoni, vuol dire che questo paese ormai spende più di quel che riesce, in termini di ricchezza, a produrre. Meno della Francia (53,5%) che però - anche questo va detto subito - non è un paese con cui possiamo confrontarci, perché là c'è un sistema amministrativo e di welfare (asili nido, ospedali, assistenza agli anziani, ma anche apparati della burocrazia etc.) assai efficiente mentre da noi... beh è meglio lasciar perdere. E vale la pena di fare il confronto anche con le altre aree dell'Ue, la cui media della spesa pubblica, su 27 paesi, è del 46,8%, contro il nostro 50,1%. Insomma lo Stato italiano spende, in Europa, più di tutti gli altri ad eccezione della Francia, ma per che cosa? Forse che di queste maggiori spese beneficiano i cittadini? Certo che no, perché da noi il welfare fa acqua da tutte le parti, come fanno acqua i servizi, per non parlare poi del deficit del nostro sistema di infrastrutture che, rispetto a Francia, Germania, Olanda e ora anche Spagna, resta assai elevato. E allora dove vanno a finire tutti questi soldi, se i benefici per il cittadino restano ancora abbastanza modesti? Vero che, sulla nostra spesa pubblica, incidono parecchio (4,9%) gli interessi che corrono sui debiti che lo Stato ha acceso in tutti questi anni. Come pesa anche il fatto che il debito pubblico ha raggiunto la quota del 106,8% rispetto al Pil, ma il resto dei soldi? Sul resto, che è poi tantissimo, pesano difatti altri fattori, che è il caso qui di sommariamente elencare. Primo, l'inefficienza della macchina statale, che spende più per il suo mantenimento che per l'erogazione di servizi, il che vuol dire che il sistema statale e comunque amministrativo ha ancora tassi di improduttività assai elevati. Per comprendere quali riflessi negativi sul sistema abbia questa inefficienza e improduttività della struttura, basta guardare al problema dell'evasione. È la domanda, fino ad oggi senza risposta, resta una sola: come mai lo Stato spende tanto per mantenere e per potenziare, quanto occorre, le proprie strutture e poi non riesce ad adottare strategie e sistemi di intervento e di contrasto che consentano di debellare o almeno di ridurre in misura congrua il tasso di evasione fiscale che è il più alto d'Europa? Evidentemente perché c'è qualcosa che non funziona: molte spese di mantenimento, ma scarsa produttività della struttura. È come se, in un'azienda privata, una catena di montaggio, a causa dell'improduttività dei suoi addetti, producesse ogni giorno 50 manufatti anziché i cento che erano stati preventivati per portare a break even il bilancio. Ma andiamo pure al secondo fattore, non meno importante del primo: l'incidenza sulla spesa pubblica del costo della politica. Ha ragione Renato Brunetta a sostenere che «la composizione dei governi, la durata e la stabilità degli stessi, le larghe ed eterogenee coalizioni, i gruppi di interessi che le sostengono e i conflitti che nascono al loro interno, sono le variabili che determinano, nei fatti, sempre e comunque più spesa pubblica. Determinano cioè una distorsione nella distribuzione delle risorse rispetto a quella che sarebbe generata da un sistema politico bipartitico, il quale garantisce maggiore efficienza, intesa come capacità di ridurre al minimo gli attriti e le frizioni che rallentano il perseguimento di uno specifico obbiettivo». Il che vuol dire: avendo in campo ben 21 partiti - tanti ce ne sono oggi - il bilancio pubblico, sostiene Brunetta, viene utilizzato, sotto forma di pressione fiscale e/o alto indebitamento, più al fine di assorbire i conflitti all'interno delle coalizioni di governo, che per produrre beni e servizi per lo sviluppo.Che poi è un problema che ne genera subito un altro: l'alta frammentazione politica, riversata in tutte le strutture istituzionali (comuni, province , regioni e poi ministeri) fa sì che la spesa pubblica venga, in buona parte, utilizzata più per alimentare la visibilità e quindi gli interessi di ogni singolo partito, che per il bene comune, cioè servizi mirati per tutti i cittadini.Non è un problema da poco e chiudere ancora gli occhi davanti ad esso pare a questi Circoli della libertà una pervicace incongruenza, quasi un'assurdità. Anche per questo va seguito con attenzione il referendum che è partito il 24 aprile e che ha come obbiettivo una sostanziale semplificazione del sistema politico, che pur non togliendo nemmeno un'unghia al principio della rappresentanza democratica e della libertà delle idee, cerca di realizzare un sistema politico di alternanza democratica altrettanto congruo ma con strutture sensibilmente meno costose per la comunità. Non è detto che, per il raggiungimento di questo obbiettivo, il referendum ora proposto sia la soluzione più idonea. Possono anche esserci altre soluzioni. Non cercarne, però, nessuno ci pare pura follia.